


a presto nuove foto

vi propongo questo libro molto completo che tratta a 360° della tradizione nordica approfondendo anche molto gli argomenti trattati ottimo dire anche per chi si sta avvicinando a questa tradizione
Ostara (chiamata anche Eostre, Eastre oppure Eostar) è uno degli otto sabbat neopagani; si celebra il giorno dell'equinozio di primavera ed è condivisa relativamente da tutte le religioni pagane moderne.
La festa è di origine germanica, infatti prende il nome da quello della dea odinista Eostre, patrona della fertilità. La divinità si diffuse, con relativo culto e usanze festive, a tutta l'Europa. In Grecia prese il nome di Estia, e in seguito in tutto l'impero romano venne venerata con il nome di Vesta, e al suo culto fu dedicato l'ordine sacerdotale delle vergini Vestali.
La festa di Ostara celebra la rigenerazione della natura e la rinascita della vita, coincidente con l'equinozio di primavera. Nell'antichità, per l'occasione, le Vestali celebravano un particolare rito che involveva l'accensione di un cero (che venne in seguito assimilato dalla tradizione cristiana)[senza fonte] simboleggiante la fiamma eterna dell'esistenza. Il cero, all'interno dei templi dedicati alla dea, veniva spento solo all'alba del giorno seguente.
Durante la festività venivano celebrati rituali ierogamici, anche oggi ripresi da alcune correnti del Neopaganesimo, e in particolare da alcuni gruppi wiccani, durante i quali la rinascita della vita veniva esaltata e sacralizzata attraverso l'unione sessuale.
I popoli anglo-sassoni chiamavano il mese lunare corrispondente all'incirca al nostro aprile, Eostre-monath, e in questo periodo celebravano feste in onore della dea Eostre associata a vari aspetti connessi col rinnovarsi della vita quali la primavera, la fertilità e la lepre (per la velocità con cui prolifica).
Con Settembre arriva l'Equinozio d'Autunno, Mabon, la prima delle Festività dell'oscurità, quando il Dio si prepara a lasciare la Dea ed entrare nel Mondo dell' Aldilà dove regnerà come Signore delle Ombre. Nel tempo dei Misteri Eleusini l'equinozio d'autunno era il momento della discesa di Persefone nell'Ade e del dolore di Demetra.
La separazione tra innamorati (o quella tra madre e figlia) è uno dei temi dominanti di questo sabbat.
Dopo aver sacrificato la propria essenza vitale alla Madre Terra, il Dio si trova ora alle soglie degli Inferi diventando il simbolo del passaggio dalla vita alla morte. Sacrificandosi in lei, egli impregna il suo grembo della propria essenza e si trattiene dentro di lei come promessa, poiché egli è la vita.
Nell'antica tradizione, durante questo periodo di "incubazione" il Dio viene chiamato Mabon - figlio della Madre - dall'autunno sino alla Dodicesima Notte, ovvero il 6 di Gennaio.
Mabon ( " Grande Figlio " ) è un Dio gallese. Era un grande cacciatore con un agile cavallo e uno splendido cane da caccia. Probabilmente è la mitologizzazione di un grande condottiero del tempo. Mabon fu rapito dalla madre, Modron ( Grande Madre ), quando aveva solo tre giorni, ma fu salvato da Re Artù ( altre leggende raccontano che fu salvato da un gufo, un aquila ed un salmone ). Però durante questo tempo, Mabon ha vissuto, prigioniero felice, nel mondo magico di Modron -- il suo grembo. Grazie a ciò egli può rinascere. La luce di Mabon è stata portata nel mondo, raccogliendo la forza e la saggezza, in maniera tale da trasformarsi in un nuovo seme. In questo senso, Mabon è la controparte maschile di Persefone, il principio maschile fertilizzante. Modron invece corrisponde a Demetra.
Mabon è la festività dell'equinozio, il giorno che si trova a metà fra i due solstizi; è tempo di equilibrio, quando la luce e le tenebre sono uguali e dà inizio all'autunno.
È celebrato alla fine del periodo più faticoso dell'anno in cui viene effettuato il secondo raccolto;
Il ciclo produttivo e riproduttivo è concluso, le foglie cominciano ad ingiallire e gli animali iniziano a fare provviste in previsione dell'arrivo dei mesi freddi. Generalmente inizia il periodo della caccia.
Molte specie migratorie - come le rondini - avviano il loro lungo viaggio verso sud.
Il cigno è l'uccello dell'Equinozio in quanto simbolo dell'immortalità dell'anima e guida dei morti nell'aldilà.
E' tempo di bilanci; abbiamo sotto gli occhi ciò che abbiamo seminato l'anno passato, possiamo constatare che frutti abbiamo raccolto. In occasione di questo periodo e dell'aratura dei campi erano effettuati un gran numero di riti locali e regionali con il comune denominatore del ringraziamento e della supplice preghiera di mitezza per la difficile stagione in arrivo.
Il periodo dell'equinozio d'autunno veniva chiamato anche Michaelmas o Michael Supremo, il giorno dedicato all'arcangelo di fuoco e di luce alter ego di Lucifero.
Il mese di settembre era anche il periodo in cui si svolgevano i Grandi Misteri di Eleusi, basati sul simbolismo del grano.
Inoltre è il tempo per la fabbricazione del vino, dalla raccolta delle uve alla pigiatura e sino alla sua chiusura nel buio delle botti, con procedure che un tempo venivano accompagnate da rituali ben specifici, perché il processo della fermentazione delle uve era visto come simbolo della trasformazione spirituale che ha luogo durante le iniziazioni e i riti misterici, nel buio dei santuari sotterranei.
Mabon va vista in effetti come una festa iniziatica, rivolta alla ricerca di un nuovo livello di consapevolezza. E' tempo di volgersi all'interiorità: nella parte declinante della Ruota dell'Anno si viaggia dentro noi stessi, entriamo nel tempo del buio per riflettere sui misteri della trasformazione attraverso la morte.
Celebrare Mabon
Il tema è bilanciare le polarità, quindi fate qualcosa a proposito dell'equilibrio della vostra vita. Gli elementi maschili e femminili della vostra personalità hanno bisogno di un un uguale rispetto ed espressione. La notte di Mabon, quando le ore di luce e le ore di oscurità sono equivalenti, è una notte per onorare l'equilibrio della Dea e del Dio (magari invocando Persefone e Dioniso) e l'armonia della materia e dello spirito, celebrando non solo la vita spirituale del mondo prossimo, ma anche la fisica di questo mondo.
È quando possiamo fermarci, rilassarci e apprezzare i frutti dei nostri personali raccolti.
È un periodo per porre fine ai vecchi progetti mentre ci prepariamo al periodo dell'anno di riposo, rilassamento e riflessione. Il lavoro magico dovrebbe essere di protezione, prosperità, sicurezza e fiducia in sé stessi.
Mabon è considerato tempo dei misteri. È il momento di onorare le divinità anziane e lo Spirito. Le divinità vengono ringraziate per i loro doni, auspicando il futuro ritorno dell'abbondanza per gli anni successivi, ricordandoci di lasciare una parte del nostro banchetto per la Terra e le sue creature: tutto ciò che di commestibile abbiamo messo sulla tavola di Mabon per adornarla e ciò che è avanzato dal banchetto, verrà portato all'aperto ed offerto ad animali ed uccelli in segno ulteriore di ringraziamento verso la Grande Madre Terra che ci ha elargito i suoi doni.
Gli incensi per l'equinozio d'autunno includono benzoino, mirra, pino, salvia, ibisco e petali di rose.
I petali di rosa e la salvia possono essere messi anche sulla tavola, a patto che non siano freschi.
Le erbe associate con questa festività sono il grano le foglie di vite e di quercia.
Si possono bruciare i cardi (il significato è che il divino si trasforma nel suo aspetto di Donna Saggia e Cacciatore).
Le decorazioni tipiche di questo periodo dell'anno includono anche la cornucopia, ovvero il corno dell'abbondanza, ricolmo e straripante dei frutti dell'anno, a significare in modo simpatetico l'abbondanza dei doni della Madre.
Durante il rituale si possono invocare gli elementi singolarmente e riconoscerli, ringraziandoli, per le loro influenze benefiche.
Salutateli innalzando il calice per ognuno di essi:
“Alla Terra: per la stabilità, per l'aiuto nel mantenere la casa, la salute, il lavoro ed il benessere
All'Aria: per l'ispirazione che aiuta nella conoscenza e nella comprensione
Al Fuoco: per l'energia che aiuta a sostenere la spinta dell'ambizione di cui necessitiamo per portare a termine i nostri progetti
All'Acqua: per lo scorrere gentile che aiuta a mantenere la calma e l'equilibrio emotivo nei rapporti.“
La Dea appare in veste di Madre dell'Abbondanza, Madre della Terra e Regina del raccolto. Il Dio è visto come Mabon, il Padre del Cielo, Re del Grano e Signore del raccolto. Il Signore e la Signora regnano sulle celebrazioni del ringraziamento che inizia al tramonto e perdura per tutta la notte.
La tavola, imbandita con tovaglia e tovaglioli di colori autunnali, con candele rosse o marroni, può essere decorata con erbe secche, castagne, noci, more, ghiande, mais, fiori di girasole e foglie autunnali. Non devono mancare biscotti di farina di avena, mandorle e vino per ringraziare gli antenati.
Pietanze tradizionali sono il pane di grano, i fagioli le patate e le zucchine al forno.
Il fuoco viene acceso con le foglie secche che si raccolgono in giardino.
Sono molto indicati in questo periodo gli esercizi di rilassamento e di meditazione.
Se ne avete ha la possibilità concedetevi una breve vacanza con l'esclusivo scopo di riposare. L'equinozio d'autunno è il periodo ideale per passeggiate ed escursioni in campagna e in collina, per salutare la Natura che si prepara al suo riposo invernale.
Brísingamen è un monile che compare nella mitologia norrena, come principale oggetto della dea della fertilità Freyja. Non è chiaro di che oggetto si tratti, forse una collana o, meno probabilmente, una cintura. Anche il significato del nome, "monile dei Brísingar" è oscuro: "Brísingar" dovrebbe significare "stirpe del fuoco" e, quindi, forse il riferimento è ai nani.
In un racconto del XIV secolo, Sörla Þáttr, si riferisce di una collana di Freyja, identificabile con Brísingamen. Viene detto come Freyja incontrò quattro nani nei pressi della sua abitazione, che stavano forgiando un meraviglioso gioiello. I nomi dei nani erano Álfrigg, Dvalinn, Berlingr e Grérr. Quando Freyja chiese loro il monile, i nani acconsentirono, a patto che la dea giacesse una notte con ognuno di essi, a turno. Freyja accettò il patto, e così il monile fu suo. Odino, che di Freyja era lo sposo, quando venne a sapere della faccenda, si infuriò, e ordinò a Loki di rubare la collana. Loki sapeva bene che la dimora di Freyja era inviolabile, ma vi penetrò trasformato in mosca e riuscendo così nel furto. Odino pose a Freyja come condizione per la restituzione, che la dea facesse sorgere inimicizia tra due sovrani, che si sarebbero dovuti combattere per l'eternità, morendo e rinascendo. Con la sua magia Freyja scatenò il conflitto tra i due re Högni e Heðinn, dando così inizio alla loro battaglia eterna, e vedendosi dunque restituito il gioiello.
Un altro mito, noto solamente per oscure allusioni, narra di una lotta che contrappone Loki e Heimdallr, trasformati in foche, su un'isola, per il possesso di un gioiello chiamato hafnyra, che Snorri Sturluson identifica con Brísingamen.
Di una collana chiamata Brosingamen si parla anche nel Beowulf.
P.S. Del Brísingamen non ho foto se qualcuno le ha o le trova me le faccia avere
Freyja è una divinità della mitologia norrena, dapprima della stirpe dei Vanir, ma dopo la pace che concluse il conflitto fra le due stirpi divine, viene mandata dagli Æsir come ostaggio e diviene una di loro.
Ha molte manifestazioni ed è considerata la dea dell'amore, della seduzione, della fertilità, della guerra e delle virtù profetiche. È figlia di Njörðr e di Skaði, sorella di Freyr e moglie di Óðr che la lascia per intraprendere lunghi viaggi provocandone un pianto composto da lacrime d'oro.
Ne parla l'Edda di Snorri che afferma che la dea ama i canti d'amore e incita gli innamorati ad invocarla; aggiunge anche che Freyja cavalca nei campi di battaglia ed ha diritto alla metà dei caduti che guiderà in battaglia durante il Ragnarök, mentre l'altra metà è del dio Odino.
Alla fine della guerra fra i Vanir e gli Æsir va a vivere con il fratello fra questi ultimi. Dimora nel palazzo Sessrumnir, che significa ricco di feste, che si trova in Folkvang; ne esce ogni giorno viaggiando su un carro tirato da due gatti (si presume di razza delle foreste norvegesi). Possiede la collana Brísingamen, forgiata dai nani che gliela donarono a patto che giacesse con loro.
Il suo giorno sacro è il venerdì e ne rimane traccia nel termine inglese Friday e in quello tedesco Freitag.
Il suo nome, Freyja in norreno, dal significato di Signora, si trova a volte scritto in altre forme (Freia, Freya). Freyja, nella mitologia norrena, viene a volte confusa con Frigga, dea Æsir moglie di Odino.
Freyr (talvolta anglicizzato Frey) è una delle più importanti divinità della mitologia norrena. Adorato come un dio della bellezza e della fecondità, Freyr «concede pace e piacere ai mortali». Egli domina sulla pioggia, sullo splendere del sole e il raccolto dei campi. Egli è figlio di Njörðr, fratello di Freyja, figliastro di Skaði. La sua sposa è Gerðr, per amore della quale cedette la sua spada a Skìrnir, oltre al cavallo (presumibilmente il suo fido Blóðughófi) capace di cavalcare attraverso le fiamme. A causa di questo dono, Freyr affronterà il Ragnarök con maggiore pericolo. Suo avversario sarà infatti Surtr, capo dei giganti di fuoco provenienti da Múspellsheimr, contro il quale finirà per soccombere.
Il suo nome significa semplicemente signore.
Gli dèi gli diedero Álfheimr, il reame degli elfi, come un regalo di dentizione. Egli cavalca lo splendente cinghiale d'oro Gullinbursti fatto dai nani, detti "figli di ĺvaldi", e possiede Skíðblaðnir, la nave che ha sempre vento a favore e, in caso di necessità, può essere piegata insieme e portata in una borsa quando non viene usata. Egli ha i servi Skírnir, Byggvir e Beyla.
Freyr era soprattutto associato alla Svezia e visto come un antenato della casa reale svedese.
Non si hanno notizie certe sul periodo in cui l'uomo imparò a produrre l'idromele, ma si suppone che l'origine sia antichissima, vista anche la semplicità di preparazione.
Lo si trova prodotto quasi ovunque si trovino le api. Conosciamo un idromele dell'antico Egitto, uno dell'Inghilterra celtica, l'idromele della scandinavia vichinga e probabilmente ne esistono molti altri prodotti in altri luoghi. La ricetta base richiede semplicemente miele, acqua e lievito, ma vi sono innumerevoli varianti, ciascuna con il proprio nome: braggot (miele e malto) melomel (miele e frutta), metheglin (miele e spezie).
L'idromele aveva una grande importanza nella cultura norrena precristiana; nella letteratura e nella mitologia viene rappresentata come la bevanda dei re, la preferita del dio Odino e di altre creature sovrumane (come la mitica fiera Ofiulco). La tradizione vuole che due nani uccidano il vate Kvasir e dal suo sangue ricavino l'idromele, capace di dare sapienza e poesia.
Era tradizione che le coppie appena sposate bevessero idromele durante il periodo di una luna dopo il matrimonio per ottenere un figlio maschio. Da lì sembra provenire la tradizione della "Luna di miele".
Può andar bene anche il lievito di birra ma per raggiungere un maggior grado alcolico è necessario utilizzare lieviti da vinificazione.
Sciogliere il miele nell'acqua calda, fino a formare un liquido uniforme. È opportuno mantenere la miscela ad 80-90 °C per qualche minuto in modo da inattivare i lieviti selvaggi. Lasciare raffreddare e versare la miscela dentro il bottiglione. Attivare il lievito diluendolo in acqua tiepida e versarlo dentro la bottiglia. Se si decide di utilizzare le sorbe questo è il momento di aggiungerle intere; servono a rilasciare acido malico, che conferisce freschezza. Tappare il bottiglione e mettere l'acqua nel gorgogliatore. Lasciare 4 settimane a gorgogliare.
Dopo 4 settimane di fermentazione imbottigliare in bottiglie di vetro scuro, ermetiche , e mettere in cantina fresca. Per evitare scoppi, è consigliato provvedere alla sfiatatura delle bottiglie di tanto in tanto. Dopo circa 3-4 mesi sarà appena pronto per il consumo, ancora molto dolce e "acerbo" ma già gradevole. Da quel momento, ogni mese passato in cantina ad invecchiare non farà altro che migliorarne il sapore, rendendolo più secco e più alcolico.
Loki, nella mitologia norrena era il dio della grande astuzia, ingegnoso inventore di tecniche e diabolico ingannatore.
Era una figura ambivalente nel Pantheon norreno, in taluni miti è compagno di Odino e Thor (e spesso gli dei si cavano d'impaccio grazie alla sua grande astuzia), in altri è colui che attenta all'ordine cosmico, ingannatore maligno e temibile. Dalla sua unione con la gigantessa Angrboða nascono: Hel, guardiana del regno dei morti; Fenrir, il grande lupo e il serpente Miðgarðsormr che giace in fondo all'oceano, le cui spire avvolgono la terra.
È lui a causare la morte di Baldr, e per questo delitto gli Æsir lo conducono in una grotta del Niflheimr; qui trasformano suo figlio Váli in lupo e lo spingono a divorare il fratello Narvi e con le budella di quest ultimo incatenano Loki a tre pietre appuntite. Un serpente sospeso al di sopra della sua testa cola veleno sopra il suo volto, e lo brucerebbe se Sigyn (sua moglie, il cui nome significa fedele) non raccogliesse le gocce in un bacile. Ma quando il bacile è pieno e Sigyn si allontana per svuotarlo, il liquido di fuoco del veleno fa urlare e scattare Loki, i cui sussulti violenti producono i terremoti. Alla fine del tempo si libererà per prendere parte al Ragnarök, nel quale morirà sconfitto in duello dal dio Heimdallr.
Loki è la figura centrale del poema chiamato Lokasenna , che fa parte dell'Edda poetica. In questa opera gli dèi tengono una festa a casa di Barley ("malto"). Loki, dapprima invitato alla festa viene scacciato per i suoi modi fastidiosi. Rientrato in un secondo momento nelle sale del banchetto, si scontra in un serrato scambio di insulti con tutti gli dèi presenti, ai quali vengono rinfacciati i propri vizi dal dio ingannatore. Ultimo scontro è tra il dio Loki e il dio Thor, il quale prevale con la forza bruta, mettendolo in fuga.
Raggiunto dagli Æsir, Loki viene giudicato per la morte di Baldr.
fonte:wikipedia
Tradizione Nordica Pescara boicotta le olimpiadi di pechino per le gravi violazione dei diritti umani
Forseti (in norreno "colui che presidia", attualmente "presidente" in islandese e faroese) è un dio della mitologia norrena, figlio di Baldr e di Nanna. Dio della giustizia, della pace e della verità, apparteneva alla schiera degli Æsir.
La sua casa era Glitnir, il cui nome significa brillante, riferito al soffitto d'argento delle sale e ai pilastri d'oro, che rispecchiavano la luce e potevano essere visti da grande distanza.
Forseti era considerato come il più saggio e il più eloquente fra gli dei che dimoravano ad Ásgarðr. Diversamente dal compagno Týr, che sovrintendeva le dispute risolte con uno scrontro, Forseti presiedeva quelle risolvibili attraverso la mediazione. Sedeva nella sua sala, dispensando giustizia a coloro che lo vedevano, e si diceva che fosse capace di trovare sempre una soluzione che soddisfaceva entrambi i contendenti.
Come suo padre Baldr, era un dio gentile che amava la pace e tutti coloro che giudicava, potevano vivere in pace finché confermavano la sentenza. Forseti era così rispettato che solo i giuramenti più solenni potevano essere invocati nel suo nome.
Non è menzionato come combattente nel Ragnarök, e per la sua natura pacifica, si presume che abbia deciso di non partecipare alla battaglia.
Si narra che egli sia stato il capo degli dei o un antenato dei Frisoni.
Il luogo di adorazione di Forseti era Heligoland. Secondo la leggenda, dodiciAsegeir o anziani una volta vagarono per tutta la Scandinavia assimilando le leggi locali. Volevano prendere le migliori leggi da ogni tribù e scriverne altre applicabili per tutti loro, per farli convivere in pace.
Si dice che dopo aver raccolto le varie leggi da tutte le regioni, si imbarcarono via mare verso una posto lontano dove potevano discutere della scrittura con calma. Tuttavia si alzò una pericolosa tempesta e rimasero così in balia delle onde. Allora invocarono il nome di Forseti per proteggerli dalla morte, e poi videro che una tredicesima apparve nella barca e la guidò verso un'isola deserta. Lì questa persona, presumibilmente Forseti stesso, divise la terra e creò una fonte. Dopo aver consacrato il posto, scrisse un codice di leggi che univa le migliori di quelle locali e improvvisamente scomparve.[1]
L'isola divenne un luogo di culto di Forseti e la fonte era il suo luogo sacro. L'integrità dell'isola fu rispettata da tutti i Norsemen e nessun guerriero compì mai una razzia sull'isola per paura di essere trasportato nell'Hel piuttosto che nel Valhalla. Tutte le maggiori assemblee si svolsero in quell'isola. Le dispute venivano risolte alla luce del giorno e mai d'inverno, perché si credeva che l'oscurità facesse una sorta di anatema alla verità, e pertanto la disputa non era risolta correttamente.
"Fositesland" è citata da Alcuino come in confinio Fresorum et Danorum. Adam von Bremen identifica "l'isola di Fosite" con Heligoland
fonte:wikipedia.it
Nella mitologia norrena Bragi è un dio appartenente alla schiera degli Æsir, sposato con Iðunn. Veniva considerato il dio della poesia, e originariamente doveva essere tutt'uno con Odino nella sua qualità di possessore dell'ispirazione poetica, unitamente alla sapienza (di carattere magico), derivatagli dall'idromele. È altresì il consigliere di Odino nel Valhalla.
Bragi è solitamente associato a bragr, la parola in norreno che sta per poesia. Non si sa esattamente se il nome del dio deriva da questa parola o sia invece il contrario, cioè che la parola sia nata per descrivere ciò che fa Bragi.Snorri Sturluson scrive nel Gylfaginning dopo aver descritto Odino, Thor e Baldr.Il Bragi figlio di Odino è citato in maniera incontrovertibile solo in questo unico passo.
fonte wikepedia.it
Frigg è una divinità femminile della mitologia norrena, celeste sposa di Odino, Frigg è anche chiamata "signora del cielo", appellativo degno della compagna del più importante degli Asi. Condivide con Odino il seggio di Hlindskialf e ha a sua disposizione una splendida dimora a Fensalir, una delle regioni di Ásgarðr.
Frigg è dotata del dono della chiaroveggenza ed è a conoscenza di alcuni dettagli del presente e del futuro che sfuggono persino al marito. Quando Baldr sognò la propria morte fu a Frigg, sua madre, che si rivolse. La dea, per proteggere il figlio, spinse gli oggetti del creato a giurare di non nuocere mai a Baldr. Ma trascurò il vischio e rivelò questa mancanza a Loki, mentre questi era travestito da dama di compagnia. Il dio ingannatore usò dunque questa informazione per architettare la morte di Baldr. Nonostante il dono della veggenza, tuttavia, la dea aspetta fino al banchetto di Barley descritto nel Lokasenna per smascherare il dio Loki.
Storicamente, la dea Frigg è un doppione della dea Freyja, essendo entrambe le figura sviluppatesi da un archetipo comune (la *Frigja protogermanica), di cui due esiti diversi sarebbero giunti in Scandinavia in tempi diversi, dando vita a due figure distinte, anche se in buona parte sovrapponibili.
fonte:WIKIPEDIA.IT